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18/02/2011 - LA CORRETTA VERIFICA DEGLI STRUMENTI DI MISURA IN AUTOFFICINA (seconda parte)

a cura del Resp .Qualità Brain Bee

 

VERIFICA DI FUNZIONALITÀ O DI TARATURA?

 

Se la verifica di funzionalità può essere effettuata in maniera non pianificata, secondo metodi non documentati, la verifica di taratura, richiesta espressamente dalla normativa ISO 9001, richiede che le misure eseguite dallo strumento siano documentate e riconducibili ad un campione di riferimento ad incertezza nota (trascurabile rispetto alla incertezza dello strumento misurando) che può quindi essere assunto come “esatto”.

 

Quindi l’officina può scegliere se utilizzare un campione di riferimento acquistato e certificato da un centro SIT (o analogo centro accreditato EAL), e darsi una procedura interna di verifica, oppure rivolgersi ad un ente esterno che dimostri di utilizzare un campione di riferimento certificato SIT o EAL (nel caso deve fornire le evidenze relative a tale campione e alle procedure di verifica seguite).

 

L’importante è che la verifica sia effettuata:

da personale qualificato con una frequenza compatibile con la frequenza di utilizzo dello strumento (può essere calcolata in mesi, in anni, oppure in ore di funzionamento, come nel caso della termocoppia di un forno di verniciatura, o in colpi, come nel caso della chiave dinamometrica)

e che dia evidenza che l’incertezza dello strumento (calcolata come errore quadratico medio, o più semplicemente come errore massimo di una serie di misure effettuate) sia inferiore alla tolleranza massima accettabile per la misura che lo strumento va ad effettuare. Inferiore di quanto? La norma consiglia di posizionarsi in un intervallo compreso fra 1/3 e 1/10 della tolleranza, ma può essere concesso fino a ½, l’importante è che vi sia una sufficiente confidenza statistica che l’incertezza dello strumento misurando dia un errore compatibile con la tolleranza massima accettabile per la misura da effettuare.


 

Per fare un esempio:

se dobbiamo misurare una lunghezza di 20 mm +/- 1 mm. dobbiamo assicurarci di utilizzare un calibro che abbia una incertezza misurata (non teorica!) compresa fra 0,5 mm. (1/2) e 0,1 mm. (1/10): se l’incertezza fosse maggiore di 0,5 mm. rischieremmo errori di misura (falsi positivi o falsi negativi), se fosse minore di 0,1 mm. staremmo spendendo risorse inutili, chiedendo alla ns. misura una precisione non necessaria.

 

Se il calibro è di utilizzo quotidiano in autofficina, andrà identificato univocamente e verificato almeno ogni 3-6 mesi (se saltuario ogni 12-24), l’importante è che vengano utilizzati campioni di riferimento certificati SIT (ad es. blocchetti pianoparalleli), adeguatamente identificati e conservati, secondo procedure documentate eseguite da personale qualificato, le cui risultanze vengano riportate in un report cartaceo od elettronico archiviato e conservato in luogo ad accesso controllato, rintracciabile e disponibile in caso di necessità.

 

Non utilizzare un campione di riferimento certificato, ma un campione autocostruito, oppure effettuare una verifica in comparazione con uno strumento non certificato disponibile in officina, oppure senza registrarne le evidenze, può essere sicuramente utile al fine di una verifica di funzionalità, ma non costituisce una verifica di taratura. Un esempio tipico di fraintendimento è il centrafari, per il quale il metodo di verifica tradizionale di puntamento verso un muro sul quale siano riportate diverse altezze prese con un metro, può essere senz’altro veloce ed utile, e quindi può essere effettuato ad esempio ad ogni inizio di giornata o ad ogni inizio di settimana, ma non può sostituire la vera e propria verifica di taratura.

 

FARE O FAR FARE?

 

La tendenza ad esternalizzare l’attività di verifica di taratura, tipica degli anni passati, sta lentamente cedendo il passo alla internalizzazione, sia per ragioni di costo (col passare degli anni si ammortizza più facilmente l’acquisto di campioni di riferimento certificati tipo blocchetti pianoparalleli) sia per la maggiore flessibilità del metodo, modulabile a seconda delle necessità, dei carichi di lavoro e delle risorse disponibili; per non dire dei rischi che una esternalizzazione “a scatola chiusa” può comportare al fine di una corretta gestione degli strumenti di misura: il caso Versace, nel quale l’autoofficina fu scagionata dopo aver dato evidenza di aver rimontato e serrato correttamente le ruote del veicolo prima della restituzione allo sfortunato proprietario, insegna ad oggi l’importanza anche per le autofficine di dotarsi di un sistema di gestione degli strumenti di misura efficace ed affidabile.